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Il calesse

Approfondimento > Cocchio

Ricostruzione di uno dei più antichi cocchi italici noti (720-710 a.C. circa), da una tomba principesca di guerriero della necropoli di Castel di Decima, Roma. Ricostruzione di uno dei più antichi cocchi italici noti (720-710 a.C. circa), da una tomba principesca di guerriero della necropoli di Castel di Decima, Roma.
Del cocchio rimangono sostanzialmente i resti frammentari dei cerchioni delle ruote, delle attrezzature e dei rinforzi in ferro, oltre ad alcuni rivestimenti in lamina di bronzo, spettanti in gran parte ai mozzi. I secoli hanno completamente disfatto i materiali organici, cioè il legno della struttura portante e il cuoio che circondava le ringhiere per formare la cassa del veicolo. Su di un carro siffatto prendevano posto due sole persone in piedi, poste l'una dietro l'altra: davanti stava l'auriga e dietro il passeggero, che in questo caso si identifica con il principe guerriero deposto nella tomba. Il cocchio etrusco-italico era un mezzo veloce che poteva essere aggiogato a due, tre o quattro cavalli, costituendo rispettivamente una biga, una triga o una quadriga. La sua struttura è rimasta pressoché invariata nel tempo e corrisponde a quella del veicolo che i Romani chiamarono "currus".

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